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La Social Reputation durante l’emergenza

La Social Reputation durante l’emergenza

I giorni sembrano tutti uguali, un ammassarsi di tempo che rende le settimane e ormai i mesi sempre identici a sé stessi. È tutto fermo, se apriamo la finestra non sentiamo il rumore nemmeno di una macchina e non ricordiamo più l’ultima volta in cui siamo andati in ufficio o che siamo rimasti fuori a cena.

In questa stasi sociale, e per forza di cosa anche produttiva, c’è però la possibilità di costruire qualcosa di importante per il futuro. La social reputation, tra le ricchezze intangibili, è quella più preziosa. Importantissima, delicata, un calice di cristallo da conservare e lucidare. Attraverso iniziative, lungimiranza, e intraprendenza.

Quello che stanno facendo le aziende e i lavoratori oggi sarà quello che li identificherà domani, e per molto tempo.

LA COMUNICAZIONE PRIMA DI TUTTO

Social network, siti di informazione, twitter, telegiornale e ancora internet: ecco il girone infernale della quarantena, la ricerca affannosa di notizie, aggiornamenti, novità di qualunque genere.

Anche la comunicazione in questi giorni è molto importante e le varie strategie messe in atto dalle aziende e dalle istituzioni ha determinato precise scelte di campo. Se da una parte c’è il sindaco di Milano Beppe Sala che ammette di aver sbagliato con il suo “Milano non si ferma” dei primi giorni dell’emergenza, dall’altra ci sono molte aziende e gruppi industriali che hanno subito impostato la communication strategy sulla prudenza e sull’importanza di rallentare per fermare la diffusione del Coronavirus. Sono state tante le campagne di sensibilizzazione, anche mettendo in campo numerosi brand ambassador, create su misura per l’occasione.

Anche le aziende più piccole e le attività commerciali di paese hanno reagito all’emergenza con implementazioni delle consegne a domicilio, chiusure al pubblico e una prudenza lodevole. Dopo la comunicazione però c’è anche la pratica con la social reputation che ha bisogno di azioni concrete per prendere corpo agli occhi dei consumatori, degli addetti ai lavori e dei competitor.

DIMMI QUALI MISURE HAI PRESO E TI DIRÒ CHI SEI

Il modo in cui le aziende hanno agito durante l’esperienza determinerà la loro immagine nel pensiero comune delle persone per molto tempo. Chi ha fatto di più per tutelare i propri lavoratori? Oltre alle serrate necessarie e imposte ci sono state aziende che sono andate avanti cercando un equilibrio tra la produttività e la sicurezza dei propri lavoratori: turni ridotti con distanziamento tra gli operai e smart working dove e quando possibile. È necessario tenere a mente che ogni azienda è stata chiamata a una prova enorme.

Da una parte la salute dei propri dipendenti, e la salute pubblica in generale, e dall’altra la sostenibilità economica per riuscire a garantire retribuzioni, posti di lavoro e la sopravvivenza delle famiglie. Ci sono state le misure adottate del governo, la cassa integrazione in deroga e la sospensione del pagamento di Iva e contributi su tutte, ma spesso è servito un passo ulteriore. Ed è questo il centimetro fondamentale, le cento lire per fare un milione, la goccia decisiva per cristallizzare una social reputation di valore. In questi giorni è balzato alle cronache il caso dell’azienda di Giovanni Rana che ha inserito incentivi in busta paga per i suoi dipendenti in momento così difficile.

Di certo i due sistemi paese, pubblico e privato, hanno dovuto dialogare e ancora lo stanno facendo per diventare fronte comune in questo scenario di guerra moderna. Il Presidente Conte e il Ministro dell’Economia Gualtieri oltre a portare avanti un incessante dialogo con sindacati e associazioni di categoria hanno convocato una conferenza stampa proprio per illustrare tutte le misure economiche straordinarie.

Fondi stanziati per le piccole e media imprese, sgravi fiscali e la mano statale che cerca di salvare l’Italia e mandare avanti l’economia. Come un corpo unico, un’anima sola: pubblico e privato, vicini e uniti come mai.

E DOPO?

Le scorie e l’eredità lasciate da questo periodo saranno sicuramente valutate per le singole realtà, ma anche con una visione d’insieme, considerata sia per i singoli paesi che per le zone più estese del mondo. Di certo quello che sta succedendo potrebbe essere una vera e propria terapia d’urto verso la sostenibilità, una chiamata a un mondo del lavoro differente e meno impattante sull’ambiente e sulla vita delle persone. Quello in cui ci ritroveremo a vivere sarà un mondo ma diverso: è diverso dovrà essere anche il nostro modo di comportarci e organizzarsi.

Come si sara riorganizzata l’Italia? Cosa avrà l’Eurozona per rialzarsi?

Situazioni di una complessità del genere necessitano di unità d’intenti, misure globali e reazioni veloci ma puntuali. In due parole? Global Reputation.

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